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Conviviale dedicata alla presentazione del libro di Marco Farao' "Benedetta Maremma"

Interessante contributo alla storia non solo "sacra" del nostro territorio.
L'autore del libro, edito da Leonardo Libri, presente alla conviviale, ha raccolto venticinque ritratti di Santi la cui storia è legata alla Maremma, per nascita o per scelta di vita.

Maremma, terra di Santi? L’affermazione è eccessiva, dal momento che Santi nati e vissuti (almeno per certi periodi) in Maremma ne risulterebbero solamente due (San Gregorio VII, cioè Ildebrando da Soana, e San Bernardino, erroneamente definito “da Siena” visto che è nato a Massa Marittima, però sono stati diversi i Santi (tralasciando i Beati e i Venerabili) che hanno vissuto in terre di Maremma o ad esse sono legati.

Tema affascinante che è stato al centro della conviviale del 19 marzo che ha avuto come apprezzato ospite anche il Vescovo Emerito di Grosseto, mons. Rodolfo Cetoloni che, lasciato l’incarico di Vescovo di Grosseto, a Grosseto è tornato ed a Grosseto ora vive.

Relatore della serata è stato Marco Farao', autore del libro “Benedetta Maremma” (copertina di Alberto Ceppi)  presentato ai rotariani, libro nel quale – come ha spiegato l’autore – sono stati raccolti i racconti delle vite di ben 25 Santi che sono nati o sono vissuti o sono comunque legati alla Maremma. “Vite” che sono state inserite, nel libro, in ordine di data di esistenza, e che quindi iniziano con la vita di San Cristino per giungere a quella di San Paolo della Croce, soffermandosi in particolare su San Bernardino, San Cerbone e San Gregorio, ma anche su San Rabano. Da notare che questo libro è stato scelto dalla Regione fra quelli più rappresentativi della spiritualità in Toscana.

Il libro è nato da più di due anni di ricerche attente, per non dire pignole, limitandosi ai Santi – ha precisato Marco Farao' – in quanto ampliare la ricerca anche ai Beati ed ai Venerabili avrebbe ampliato troppo il campo. Il relatore ha precisato che alcuni di questi Santi sono “locali”, e che la maggior parte (specie i più antichi) sono legati per motivi diversi dalla nascita, alla Maremma, la terra cioè, come insegna Dante, fra Cecina e Corneto ( l'attuale Tarquinia)

Ribadito che l’arco di tempo studiato va dal III secolo fino all’Ottocento, Farao' non ha nascosto le difficoltà della ricerca delle fonti e della loro verifica, facendo poi notare che certamente il più interessante fra i Santi studiati è certamente San Bernardino, che fu uomo di grande cultura (parlava correttamente il latino) che però nelle sue prediche usava il linguaggio volgare della gente comune, per farsi comprendere meglio. Santo scomodo, dal momento che – per esempio – per avvicinarsi a Dio “consigliava di andare ad ascoltare i suoi sermoni più che andare a messa”.

L’autore ha quindi fatto una rapida carrellata sui Santi che considera i principali, da San Gregorio VII a San Paolo della Croce, fondatore dell’Ordine dei Passionisti a Monte Argentario, da San Biagio alle Sante Flora e Lucilla (sembra tra l’altro che proprio Santa Flora abbia dato il nome al paese di Santa Fiora), da San Guglielmo di Malavalle, un nobile cavaliere che rientrato dalla Terra Santa si ritirò sulle colline di Tirli, nell’eremo che oggi porta il suo nome, a San Feriolo, soldato romano che si fermò in Maremma e fu ucciso a Caminino, sulla erta salita che porta dalla piana del Madonnino verso Roccatederighi.

Marco Farao' – su richiesta – ha ricordato anche San Mamiliano, particolarmente legato al territorio dell’Isola di Montecristo, San Rocco e San Galgano, legato alla leggenda della “spada nella Roccia”, che da ricerche storiche il Santo avrebbe invece piantato nella terra, trasformando la spada in una croce.

Interessante l’intervento del Vescovo Emerito monsignor Rodolfo Cetoloni il quale non solo ha fatto notare l’amplissima bibliografia del libro, ma ha tenuto a richiamare l’attenzione sulle “tante ricchezze che la Maremma propone” grazie anche ai tanti personaggi che sono venuti a vivere su queste terre. Ha poi ampliato il campo, affermando che “ci sono dei Beati e dei Venerabili (per esempio il Venerabile Giovanni da Batignano) che meriterebbero di essere conosciuti meglio. “Noi – ha concluso mons. Cetoloni – siano gli eredi di chi ci ha preceduto, personaggi che sono esempi ai quali guardare, come appunti i Santi, i Beati ed i Venerabili che ci hanno trasmesso una eredità spirituale di cui tenere dovuto conto”.