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Apprezzatissima conferenza dell’ing. Tommaso Ghidini

Dal big gang al sogno di Marte

Una “cavalcata” che ha guidato i partecipanti alla scoperta dell’infinito

Era gremito il salone della Biblioteca Chelliana, sabato 5 aprile, per la conferenza (organizzata dal Rotary Club Grosseto) dell’ingegner Tommaso Ghidini, Capo della Divisione di Strutture, Meccanismi e Materiali dell’Agenzia Spaziale Europea, che ha affascinato in una “cavalcata” che è partita dall’inizio dei tempi per giungere fino a noi ed ha gettato uno sguardo anche su quale potrà essere il futuro dell’uomo, leggendolo soprattutto in chiave di prospettive scientifiche e stellari.

Presenti, oltre all’ingegner Ghidini e al Presidente del Rotary Club Grosseto, che ha presentato l’illustre ospite, la Direttrice della Biblioteca Chelliana, Anna Bonelli, il giornalista Sandro Addario che ha fatto da moderatore, il direttore dell’Osservatorio Astronomico di Roselle che è intervenuto su richiesta dello stesso ingegner Ghidini per precisare quale possa essere l’età del nostro universo e per spiegare come venga effettuato il calcolo di questa età, oltre a numerosi rotariani dio diversi Club maremmani e amiatini e ad un attento pubblico di ospiti.

L’affascinante intervento del relatore è iniziato chiedendosi “che cosa c’era prima che il nostro universo nascesse”, ed ha precisato che il “big bang” i8niziale non fu un’esplosione, ma una “espansione”, notando che dopo 500.000 anni nacque la prima stella e quindi, sempre avendo unità di misura quasi inconcepibili per la mente umana, nacque il Sole eppoi la Terra, per segnare circa 4 miliardi di anni fa la prima espressione di vita organica.

Cifre impressionanti dinanzi ai 500 anni che hanno segnato l’inizio della nostra rivoluzione scientifica e la splendida capacità dell’homo sapiens che in pochi secoli ha saputo raggiungere gli obbiettivi che oggi – per noi – sono una realtà e ci proiettano verso le stelle.
L’ingegner Ghidini ha arricchito il suo intervento con aneddoti personali, “portando” il pubblico ad ammirare la sonda Rosetta, la prima ad atterrare su una cometa, “vanto” questo della scienza europea, mostrando anche importanti immagini fotografiche del “nucleo”, chiamiamolo così, della cometa stessa che ha un diametro di 2,5 chilometri.

Ha quindi affrontato il tema del perché la vita è nata sul nostro pianeta, mostrando stupende foto scattate nella profondità dello spazio siderale, lasciando in sospeso da riflessione sul chi siamo e chi stiamo diventando.
Da qui ha mostrato foto della stazione spaziale internazionale che si sta realizzando e che dovrà orbitare attorno alla Luna a partire dal 2026, allargando l’immagine fino a quello che sarà il “balzo” verso Marte. Decisamente la fantascienza fatta realtà nel giro di pochi decenni, grazie a tecnologie straordinarie e allo stesso tempo terrificanti.

Tecnologie che rischiano di imprigionare l’uomo, basti pensare – ha aggiunto l’ingegner Ghidini - a “Tik Tok, che è un prodotto cinese militare creato per distruggere la nostra capacità di pensiero perché non saper pensare significa non poter distinguere il bene dal male”. Noi – così ha invitato a riflettere - dobbiamo riportare al centro del nostro sapere il pensiero umanistico perché scuola e famiglia sono le realtà che ci possono salvare”.

Tutto – ha quindi spiegato – è cominciato da qualcosa che aveva la dimensione di un granello di polvere, e al termine accadrà il contrario, con una contrazione che annullerà la espansione per riportare il tutto a quella dimensione.
Affascinante la foto che ha mostrato quello che è il limite del nostro universo per spiegare di aver condotto i presenti in un viaggio all’interno del sistema solare che non ha seguito un percorso scientifico come potrebbe ritenersi, ma un percorso filosofico.
Molte le domande da parte del pubblico che hanno spaziato dai cambiamenti filosofici e sociali che attendono l’uomo del futuro, alla riflessione che stiamo vivendo un momento storico senza precedenti, alla misurazione dello’origine dell’universo, al perché è importante che possiamo andare su Marte, fino al problema dei detriti spaziali e della loro eliminazione.

Domande alle quali l’ingegner Ghidini ha dato puntuali risposte, sempre affascinanti, e sempre seguite dal pubblico con assoluto interesse, a dimostrazione di quanto sia stata apprezzata questa iniziativa e quanto il relatore sia stato bravo nel catturare gli interessi e nel creare curiosità e attenzione.