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Una lettura diversa dell’Inno di Mameli proposta dal dottor D’Andrea in una Interessante serata interclub
“Svelati” simpatici “misteri” di musiche solenni di vari Paesi
Coinvolgente, affascinante, dissacrante, pervasa da un velo di simpatica ironia. Potrebbero essere modi per definire la bella serata interclub del 6 maggio all’Hotel Airone che ha visto il dottor Michele D’Andrea “svelare” in modo anche dissacratorio i “segreti” dell’inno nazionale italiano, ma anche di altri famosissimi inni nazionali, come quelli degli Stati Uniti, della Germania, della Francia o della Svizzera, tanto per fare degli esempi.
Il dottor D’Andrea, un passato nella carriera direttiva al Quirinale, studioso di storia e musica del Risorgimento, membro del Consiglio di gestione del Museo del Risorgimento di Torino, è stato presentato dalla Presidente del Rotary Club Grosseto, Barbara Chelli, che aveva al tavolo della presidenza, oltre all’Assistente del Governatore, Cellini, i presidenti dei Club di Orbetello, Andrea Amerighi, e di Monte Argentario, Marcello Mancini.
Una “lettura” briosa, oltre ad una sorta di conferenza – spettacolo quella proposta dal dottor D’Andrea, che è stata arricchita da proiezioni e musiche, da interpretazioni diverse dell’Inno (anzi degli Inni) che hanno coinvolto i presenti fino a portarli – in chiusura di serata – a cantare tutti assieme, in modo decisamente solenne, l’Inno d’Italia, il “Canto degli Italiani”.
“Dinanzi alla maestosità di altri Inni, quello italiano – ha tra l’altro notato il relatore – ha sofferto per molto tempo quasi di un senso di inferiorità, mentre invece è uno dei più ricchi di ideali.
Un po’ dissacrante, la relazione, quando ha cercato di far capire chi fosse l’autore delle musiche, Michele Novaro, autore assieme a Massimo D’Azeglio, giovane patriota che morì per una ferita riportata in combattimento in giovane età. Perché – si è chiesto D’Andrea – nell’Italia del nobile canto, l’Inno non è stato affidato a “firme illustri”! come Ve4rdì? In effetti un tentativo venne fatto (ed è stata suonata quella musica) ma fu quello di Mameli ad essere preferito (anche su indicazione di Mazzini) perché più coinvolgente, più salito dal basso, più aggregante e coinvolgente.
Insomma, si può dire, un bell’Inno, del quale possiamo andare fieri.
Nella sua relazione il dottor D’Andrea ha spaziato anche in una serie di interessanti curiosità. Come il ricordare che quella “canzoncina” che è “La bella gigolin…” fu addirittura la musica portante della seconda Guerra di Indipendenza, o che grandi Inni nazionali come quello tedesco, o quello inglese, o addirittura l’americano, per non parlare della Marsigliese, potrebbero non definirsi “originali”, ma copie di musiche e canti che già esistevano prima.
Una carrellata davvero interessante, oltre che dissacrante, quella fatta dal dottor D’Andrea, che è stata aiutata dalle musiche e dalle interpretazioni dei diversi Inni nazionali.
Insomma, una serata davvero interessante e fuori dagli schemi, che ha soddisfatto a pieno le curiosità



























